SALENTO IN TAVOLA # 2. Le Friselle #

Seconda puntata di quella che potrebbe diventare la più lunga rubrica della storia!

Uno spazio questo, per conoscere i sapori del Salento, non far perdere proprio nulla al proprio palato, e portarsi a casa vari souvenirs culinari che battono 10 a zero le solite calamite e soprammobili di dubbio gusto.

Dopo avervi presentato il Re indiscusso del Salento a tavola – il famoso pasticciotto di cui potrete leggere tutto qui – passiamo ora al suo corrispettivo in ambito salato: la frisa.

Il gusto salentino della frisa

La frisa (o frisella o frisedda nelle varie accezioni) altro non è che un dischetto di pane, una sorta di maxi tarallo di grano duro (ma anche di orzo) cotto due volte al forno.

Da pasto umile e contadino (si può infatti conservare a lungo e in passato era considerato un’ottima alternativa al pane, quando questo mancava) a vero e proprio simbolo della zona, il passo è stato breve. Ristoranti e pub, non c’è locale della penisola che non lo riporti nel menu.

Ma come si condisce? Ovviamente qui subentra il gusto personale, ed effettivamente la sua semplicità lo rende adatto a qualsiasi combinazione (tonno, mozzarella, alici, peperoncino e molto altro).

La ricetta originale però le vuole semplici: una passata sotto l’acqua (o una bella inzuppata a seconda dei gusti), una strizzata e si passa al condimento. Pomodorini saporitissimi spremuti sopra o tagliuzzati, olio extra vergine d’oliva ricavato dagli ulivi secolari di cui questa terra abbonda, origano e un pizzico di sale.

Et voilà, la genuinità a tavola!

Ma come si mangia? C’è solo una legge non scritta da osservare severamente per non vivere momenti imbarazzanti durante il pasto: dimenticate forchetta e coltello! La frisa si mangia con le mani.

Dove comprarle? Noi vi consigliamo tre forni da noi provati direttamente!

Il primo si trova a Specchia ed è il Panificio Caroppo; il secondo ha sede a Melpignano, a Maglie e a Castrignano de’ Greci e si chiama Panificio Fior di Pane; infine il Panificio Preite situato a Casarano.

E voi, come preferite “conzare” (leggi “preparare”) le vostre gustose frise?

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